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Pillola corsara N°23 – La geografia dei nostri patrimoni è terremotata

Si dice che la Natura non commetta crimini e che tutto è colpa dell’uomo o di ciniche fatalità. Vorrei essere, per un momento, in disaccordo:è vero che non dobbiamo consolarci nel ritenere qualcuno o qualcosa sia sempre il capro espiatorio, ma la Natura ha un suo misterioso disegno ed è quello che regola sia la nostra esistenza, sia quella dello stesso Pianeta. Non possiamo essere sempre fatalisti.

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Pillola Corsara N°21 – Foscolo, chi era costui?

A metà settembre scorso, come se fosse un’ultima fiammata delle corbellerie estive 2016, si legge sul quotidiano “La Repubblica” del martedì 13, una lunga requisitoria, anche molto piccata, della nota giornalista radical chic, curatrice da molti anni della rubrica “ Questioni di cuore”, sul rotocalco “Il Venerdì”, edito dallo stesso quotidiano. L’oggetto del contendere è di aver pubblicamente confessato non un vuoto di memoria, ma una assenza, imperdonabile, di un importante protagonista della nostra storia della letteratura e della poesia.

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Pillola corsara N°19 – Il piacere di leggere senza ossessioni pubblicitarie

Il piacere di leggere senza ossessioni pubblicitarie…………[ pillola corsara – n.19]

Confesso anch’io ho sbagliato. In diverse occasioni della mia attività di critico d’arte e letterario, ho ceduto ai richiami della rèclame , ormai, onnipresente sui mezzi di informazione e sulle reti web, circa la diffusione dei libri da leggere, selezionati, collocati in graduatorie di vendita e di massimo gradimento. Il lamento che in Italia non si legge, viene vanificato dalla continua “ossessione” di un imposto mercato della lettura. Un mercato internazionale, che vede le principali case editrici italiane in continua competizione, non sulla qualità, ma sulla quantità dei titoli che vengono stampati ogni anno.

Mario Riva

Pillola corsara n°18 – Domenica è sempre domenica: perché ricordarla?…

Domenica è sempre domenica: perché ricordarla?…  [n.18]

Tempo fa, era di domenica, sono entrato in una chiesa del centro di Bologna. Si stava officiando il rito festivo e vi era un apparente atmosfera di raccoglimento e di devozione. Un abbaiare di cane e bambini vocianti irruppero improvvisamente. Girandomi ho notato che erano entrate delle coppie di giovani, vestiti come se andassero ad una sagra di provincia, con cane e bambini scorazzanti e saettanti sul “passeggino”.

E a nessuno interessava quanto accadeva sull’altare. Erano entrati per una sosta, per un diversivo, per un ridicolo ed inutile atto ereditato ma mai praticato. Una vera sorpresa per non dire inquietante delusione. Osservando altri “fedeli” notavo delle similitudini con i giovani incursori.

Tutti, tranne qualche “anziano”, erano liberamente vestiti, i loro volti non mostravano alcun segno di partecipazione religiosa ed osservante. Aleggiava una certa noia : lo sbadiglio del giorno festivo. Una parentesi coatta di una giornata come tutte le altre. Sì perché oggi il calendario non si legge, anzi, non lo si conosce più. Non è il nostro tempo “metaforico”, fatto di pensieri, annotazioni, evocazioni e sentimenti.

Oggi, la realtà virtuale ha cancellato anche queste piccole cose, dove anche una semplice illusione o stato d’animo non ci appartiene, non è più linfa vitale per rinnovare la cadenza dei giorni, delle settimane, dei medi e degli anni.

Tutto si è appiattito. Tutto è stato messo, come si diceva un tempo, nel dimenticatoio. Eppure, senza commettere “atti impuri”, vorrei ricordare cosa era la domenica  qualche decennio fa. Era il giorno più atteso della settimana.

Non esistevano week end, ponti vacanzieri ( improvvisati o calcolati ), il sabato prefestivo, insomma la settimana corta, anzi,cortissima. Era il giorno dove ognuno sognava di mettere qualcosa di nuovo, di vestirsi con l’abito della festa e di sognare di vivere, soprattutto, nel calore della famiglia e degli amici le ore più felici della giornata e della settimana trascorsa. Era il dimenticare ogni affanno quotidiano. Il sentirsi, finalmente, sereno, con un altro spirito : quello della domenica!

IL MUSICHIERE

Anche la “tavola” si apparecchiava con tovaglie profumate e pranzi unici della domenica: giorno sognante al suon delle campane delle chiese in festa, appositamente, addobbate come si conviene nel giorno dedicato al Signore. Una giornata particolare, che con la sua retorica mescolata di buonismo e di sano consumismo, teneva ancora unita la famiglia ed un certo mondo che volgeva, inesorabilmente, sotto i colpi di boom economico omologante, al suo inesorabile tramonto.

Ma è certo che se oggi ci fosse un po’ di quella genuina e “patriarcale” esperienza, dove tutta la famiglia si recava in chiesa ed al pomeriggio nell’agognato cinematografo, avremmo una certa continuità ed un modo diverso di essere e di credere.

L’appiattimento dei costumi, l’egualitarismo consumistico, la cancellazione delle diversità ( culturali e delle tradizioni ), rendono la partecipazione ai riti religiosi e civili insignificanti, un semplice diversivo da aggiungere ad uno spot pubblicitario. L’età dell’immagine ha atrofizzato il nostro pensiero, la nostra educazione, la nostra formazione.

Può sembrare nostalgico e fuori luogo ricordare quel particolare momento della vita italiana, quando l’entusiasmo della “rinascita” dalle tragiche rovine della seconda guerra mondiale, in un clima di illusoria gioia per combattere le tribolazione della quotidianità, dal famoso programma :

“Il Musichiere”, il grande Mario Riva cantava, con la sua contagiosa simpatia, un motivo musicale molto orecchiabile e di chiara sintesi ideologica, per una nuova italianità:

Domenica è sempre domenica” (1958), di cui trascrivo, le strofe di maggiore richiamo:

                                                        “Domenica è sempre domenica

                                           si sveglia la città con le campane.

Al primo din-don del Gianicolo

Sant’Angelo risponde din-don-dan.

Domenica è sempre domenica

e ognuno appena si risveglierà

felice sarà e spenderà

sti quattro soldi de felicità”. […]

 

 

Franchino Falsetti

 

Produzioni Millecolline

Diritti Riservati

Albert Einstein

Pillola corsara N°17 – I ricorsi della Storia ed il non senso della vita.

I ricorsi della Storia ed il non senso della vita.            [n.17]

Einstein riuscì a scrivere un prezioso “libretto” intitolato: “ Il mondo come io lo vedo” e, non fu il solo a tentare questa “ardua” e serena impresa.

In apertura c’è un inquietante pensiero che riguarda il senso della vita. A questa domanda Einstein risponde: “l’uomo che considera la propria vita e quella delle creature consimili prive di senso non è semplicemente sventurato, ma quasi inidoneo alla vita”.

Questa amara considerazione sembra essere il leit-motiv del XXI secolo che, sulle orme del secolo scorso, ha sollevato il famoso coperchio del “vaso di Pandora”, dove si comprimevano le sconfitte e gli effetti di una umanità condannata a non avere più il “senso della vita”.

Gli avvenimenti politici, sociali e culturali, in particolare in questi ultimi cinquant’anni, hanno fatto esplodere ogni contraddizione, ogni forma di opportunismo, di egoismo, di indifferenza e di ignoranza, mascherati dalla solita ipocrisia del “buon governo”, dalle sirene del “facile populismo” e dalla nefasta cultura del politically correct. Un modo “innocente” per capovolgere ogni tradizionale valore con l’obiettivo di essere, inesorabilmente, cancellato. Ciò che però preoccupa in questo “buco nero” della nostra esistenza contemporanea è che il livello di disumanità colpisce l’intero pianeta. Non esistono più le “isole felici”, non è più, nemmeno, pensabile di ritirarsi su qualche eremo sperduto o sottratto a qualunque condizionamento del vivere per immagini pubblicitarie.

Non siamo consapevoli come ci ricorda l’affermazione di Schopenhauer che: un uomo può fare come vuole, ma non può volere come vuole”.

Questa certezza potrebbe essere importante per indagare, consapevolmente, sul senso e sullo scopo della propria esistenza.

I ricorsi della Storia, il continuo ripetersi di immani tragedie ( vedi le diverse strategie ed anime del terrorismo invasivo e distruttivo nel mondo occidentale ed orientale ), il sopravvento dell’irrazionalità ed egoismo dell’uomo contemporaneo che preferisce, di nuovo, sentirsi attratto dal “ sonno della ragione”  e dai suoi invincibili “mostri”.

L’uomo di oggi vive continue sofferenze prodotte dal suo progresso, dalle sue ingenuità nel sentirsi “immortale” e di poter, persino, progettare oltre la morte per non vuole accettarla e quindi tutto si risolve un selfie ed un pavimento fatto di fiori. Prevale una concezione apocalittica e rassegnata : mostrare la propria impotenza per sentirsi vivo nei social o su face book .

Non ci si accorge che le futilità del mondo consumistico ci hanno reso privi di ogni desiderio e di volontà di essere e di poter essere.

Siamo ritornati in una sorta di primitività e senso “inutile” della vita. Tutto, ormai, si svolge in modo meccanico: dalle relazioni alla produzione viviamo in modo virtuale, uniforme, senza alcuna eccezione. Persino il mondo della scuola, in ogni ordine e grado ( compresa l’università ) vive di regolamenti e di “concorsi” a premi, dove tutti sono promossi e dove dal docente allo studente non esistono più distinzioni: sanno tutti le stesse cose. Questa è l’anticamera della perdita di ogni valore, di ogni tradizione conquistata e verificata nei secoli. La parola tradizione, che significa trasmettere, rischia in questo contesto, lentamente, di scomparire.

Avremo società legate al proprio presente, pensando solo al provvedere delle necessità edonistiche, di divertimenti ad libitum e di sopravvivenza, fino alla perdita di ogni ideale comune e senso di cooperazione.

Quel senso della vita,fondamentale, per sollecitare l’uomo a pensare al futuro possibile, consegnando alle nuove generazioni motivi essenziali e tangibili di continuità con il passato e con le irrinunciabili forme : “ di bontà, di verità e di bellezza”.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                    Franchino Falsetti

Albert Einstein
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