enrico-baj

L’arte come mercato creativo? Alcuni pensieri spettinati

Da qui, per esemplificare, da questo mondo ormai contaminato dall’economia, dai banchieri, dall’industria “culturale”, che dobbiamo cercare di considerare le tendenze, ma, soprattutto, la sua antica specificità e valore interpretativo.

foto-1

Millecolline vi augura un Buon Natale con racconto di Franchino Falsetti

Iniziamo ad augurare il Buon Natale a tutti i nostri lettori con un breve Racconto di Natale scritto dal nostro Franchino Falsetti. Proseguiremo con un’altra novità bene augurante. ma ora gustatevi, senza fretta, questo inedito che Falsetti ha scritto apposta per la nostra rivista; è dedicato a tutti noi ed alla città che, forse, non conosciamo mai abbastanza, Bologna. Buona lettura e Buon Natale a tutti.

Brueghel 51-670x435

BRUEGHEL A BOLOGNA

I capolavori ci guardano e ci parlano ……..

 

In un particolare tempo della nostra storia contemporanea, dove tutto viene giocato per far dimenticare e per cancellare ogni traccia della continuità dell’esistenza e della coscienza della vita, c’è chi si adopera perché tutto questo non accada e sia sempre viva la fiammella dei ricordi, degli affetti e delle memorie. Forse questo è compito antico dell’Arte, con l’A maiuscola. L’Arte è nata per comunicare non solo immagini, ma contenuti allusivi, simbologie, stati d’animo, emozioni, bellezza, segni visibili ed invisibili della realtà.

Una piccola “enciclopedia” di conoscenza, di storia, di memoria, un modo per fermare il “tempo”, per rivisitarlo, per sentirsi ancora partecipe o ricercatore di ciò che non è più presente nelle nostre attuali abitudini .

Ogni creatività si traduceva in immagini indimenticabili, in momenti di pura rappresentazione ed esaltazione del tempo vitae.

Il quadro narrante, il quadro che ci guarda perché ci invita al banchetto del dialogo, mettendo a confronto, anche con ironia e senso satirico, le nostre piccole quotidianità , i nostri piccoli incontri, il nostro modo di agire, seguendo un invisibile filo conduttore dal Rinascimento ad oggi.

Brueghel 51-670x435

Tutto questo lo si può cogliere, con grandi emozioni,  visitando la straordinaria Mostra : “Brueghel. Capolavori dell’arte fiamminga”.

Dal 2 ottobre a Bologna è visitabile un’originale appuntamento con l’Arte universale ed immortale. I visitatori bolognesi  e non, ripercorrendo le Sale del Palazzo Albergati, Via Saragozza, 28, potranno ammirare degli autentici capolavori, opere magistrali della famiglia Brueghel e di altri illustri esponenti dell’arte fiamminga. Una significativa mostra che ripercorre 150 anni di storia pittorica e familiare delle Fiandre del XVI e XVII secolo.

Il corpus fondamentale è rappresentato dalle opere di Pieter Brueghel il Vecchio ( 1525-30 / 1569 ). “Erede dello spirito di Gerolamo Bosch, più ancora ne amplifica la tendenza novatrice. Attraverso la sua vasta produzione, variatissima e tutta disseminata di idee e di vive tonalità, il Brueghel è senza dubbio il prototipo dell’artista di quel Rinascimento fiammingo dalla visione ampiamente universale e sinteticamente unitaria al tempo stesso <…> Spirito di tutto curioso, egli attinge ai fatti del vivere quotidiano, illustra gli innumeri proverbi, bagagliaio intellettuale della gente di campagna; e nondimeno, più che a ritrar codeste scene truculente, egli mira a penetrare il complesso umano”. ( J. Lavalleye, 1939 )

 

“ I paesaggi cosmici rappresentano i vari periodi dell’anno nelle loro incidenze caratteristiche sulla vita dell’uomo e della natura e suscitano, al tempo stesso, un’impressione in armonia con l’essenza propria di ciascuna stagione: esiste una totale unità di forme, di colori e cose, in questi paesaggi. Ed è così che Brueghel raggiunge una completa, intensa percezione della natura e della sua vita […]”. ( J. Bialostocki, 1956 )

“ L’interpretazione di Brueghel, uomo e artista, presenta, dai suoi tempi a oggi, uno spettacolo stupefacente.  L’uomo è stato concepito quale contadino e cittadino, cattolico ortodosso e libertino, umanista, temperamento faceto e insieme filosofo pessimista; l’artista è apparso seguace di Bosch e continuatore della tradizione fiamminga, ultimo dei primitivi e manierista in connessione con l’arte italiana, illustratore, pittore di genere e paesaggista, realista e pittore che trasforma consciamente la realtà per adattarla al proprio ideale: se si elencano, appunto, alcuni dei giudizi espressi dai vari osservatori nel corso di quattrocento anni. […]”. ( F. Grossmann, 1955 )

Brueghel Allegoria dei quattro elementi -

Ho preferito trascrivere alcuni significativi giudizi di illustri critici d’arte, per non “inventare” nulla. In queste poche righe è stata condensata la ricca personalità di Brueghel il Vecchio, che ha segnato non solo l’arte fiamminga , ma l’intero mondo dell’arte europeo ed occidentale.

Una nota importante che vorrei sottolineare : Brueghel nelle sue opere non dipinge un mondo irreale, un mondo come dovrebbe essere, ma un mondo così com’è. E’ il primo artista che anticipa, di gran lunga, l’avvento della “macchina fotografica”. Ama riprodurre la verità. La realtà senza pregiudizi o giudizi.

L’occhio dell’artista come  osservatore e non commentatore.

Una vera “rivoluzione”!

 

Un applauso ai curatori Sergio Gaddi  e Andrea Wandscheider ed  alla lodevole Arthemisia Group che ha prodotto ed organizzato l’evento con il patrocinio del Comune di Bologna.

La mostra si arricchisce di un prezioso catalogo e resterà visitabile fino al 28 febbraio 2016.

 

Franchino Falsetti

Diritti Riservati

Franchino Falsetti. Bologna, 2015 (ph- R. Cerè)

LE OPERE D’ARTE SONO INALIENABILI?

LEGGERE L’ARTE SENZA CONFINI. Istruzioni per l’uso: perché nulla si disperda!

Le opere d’arte sono inalienabili?  Possono essere considerate oggetto di merce, di vendita, di guadagno ?

Mi sono fatto queste domande dopo aver letto alcuni episodi di cronaca giornalistica che hanno caratterizzato la solita fiamma della curiosità che, rapidamente, si spegne nel giro di ventiquattro ore. Intendo riferirmi al questione della “mobilità” delle opere d’arte ed a quella della inalienabilità ( non vendita ) di capolavori che appartengono alla storia delle Gallerie o Musei che li detengono. Queste notizie sono state oggetto di qualche presa di posizione e qualche polemica che hanno, momentaneamente, richiamato ed evidenziato un problema che non può essere risolto per slogans o per riduttive opportunità.

Klimt - Giuditta II Salomé
Klimt – Giuditta II Salomé

L’ultimo “fuocherello” ha visto come protagonista il Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che agli inizi del mese di ottobre u.s. avrebbe espresso il desiderio , per far quadrare i conti della sua amministrazione pubblica, di vendere due opere conservate nei Musei civici della città: un Klimt ( “Giuditta” – stima 200 milioni di euro ) e uno Chagall (“ Il Rabbino” – stima 80 milioni di euro ).

Chagall - Il Rabbino
Chagall – Il Rabbino

La motivazione sarebbe che queste opere sono estranee ed “inutili” al tessuto culturale della città. Il ministro dei Beni Culturali Franceschini ha risposto di no. Il critico d’arte Sgarbi, in una intervista rilasciata all’Adnkronos, ha voluto esprimere, invece, un parere favorevole, dicendo tra l’altro che: – “ Nessuno va a Venezia per vedere Klimt. Brugnaro ha fatto benissimo, la sua idea è davvero interessante e molto logica”.

Non voglio andare oltre, anche perché dopo un giorno di “scintille”, nessuno ha più ripreso l’argomento, né ci sono state altre considerazioni o prese di posizione. Questo tema, comunque, è presente, come quello della “inamovibilità” delle opere d’arte. Cioè non si vogliono spostare i capolavori dell’arte collocati nelle varie Pinacoteche o Gallerie o Musei per essere esposti in prestigiosi eventi artistici e culturali di risonanza nazionale o internazionale. Può essere curioso riportare alcuni brevi estratti da un lungo articolo, che apparve, sul n.10 del 1909 della diffusissima rivista italiana “Touring”.

“Contro l’emigrazione delle opere d’Arte”. Con questo titolo, l’autore Italo Bernardi, partendo  da una  positiva valutazione sull’ ”Industria dei forestieri”, che […] chiama fra noi gli stranieri a spendere per ammirare le bellezze italiane”, […] “ sono principalmente i nostri tesori artistici che suscitano il desiderio di visitare la penisola dando, con le bellezze naturali, al turismo un contenuto altamente educatore. Noi quindi dobbiamo sentire il dovere di non lasciare disperdere questo nostro glorioso patrimonio artistico”. L’articolo, molto documentato, affronta una serie di considerazioni e valutazioni sui maggiori capolavori dell’arte italiana, sottolineando che questo patrimonio non è solo da considerare come richiamo  culturale al necessario “movimento” turistico per far amare e far conoscere i luoghi in cui queste opere sono conservate, ma per rendere queste immortali opere ( parliamo delle grandi e significative opere che hanno distinto le varie scuole dell’arte italiana ), come occasione per riconoscere nell’arte una particolare funzione educativa, che può facilitare e risvegliare una latente coscienza formativa, che può passare anche attraverso il contatto diretto, quasi fisico, con le bellezze artistiche. Questo riferimento che, indubbiamente, va contestualizzato nel periodo storico in cui veniva scritto e in  cui erano ancora molto sentiti

I richiami ad una concezione, quasi risorgimentale, del sapere e di un certo modo di identificare l’arte con la patria, l’ho trovato ancora di viva attualità. Oggi non prevalgono più sensi di “amor di Patria” od una certa difesa dei valori e della valorizzazione delle culture locali, ma prevale il moloch mercato, che agisce come “pensiero” e non come “strumento”.

L’arte non può essere oggetto di merce, anche se la panacea per risolvere tutti i mali che ci affliggono nella frenesia del vivere contemporaneo, sia lo slogan che bisogna investire economicamente e monetizzare qualunque cosa ci circonda ( compreso la creatività, l’educazione, la formazione, i luoghi di aggregazione e di partecipazione ).

Madonna-del-Rosario-small
Madonna del Rosario
image
I bronzi di Riace

E’ un problema aperto. E’ certo che l’Italia, paese dei mille campanili , non deve essere relegata nel superficiale e riduttivo giudizio di realtà provinciale, ma pensare questi “mille campanili” come realtà dinamica, come risorsa culturale, inamovibile per la sua ricchezza valoriale e progettuale.

Cerchiamo di evitare che la “infetta” cultura della globalizzazione, non renda l’arte, espressione per eccellenza di libertà di pensiero, alla stregua di un “BOT” o ad un pacchetto “azionario”, rendendo la “Bellezza” delle opere d’arte, inequivocabile identità nazionale, un algoritmo variabile dell’economia contabile che determina l’amministrazione e l’organizzazione dei grandi o piccoli eventi, ormai, incontrollabili, che coinvolgono la politica dell’arte in Italia.

Non trasformiamo l’arte in un immenso cartello pubblicitario dove l’antico ed il moderno non si rapportano per i valori ed i contesti che esprimono, ma per le obbligate scelte suggerite dalle locali convenienze economiche e dagli investimenti richiesti dal mercato internazionale.

 

Franchino Falsetti

Riproduzione Riservata