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Millecolline vi augura un Buon Natale con racconto di Franchino Falsetti

Iniziamo ad augurare il Buon Natale a tutti i nostri lettori con un breve Racconto di Natale scritto dal nostro Franchino Falsetti. Proseguiremo con un’altra novità bene augurante. ma ora gustatevi, senza fretta, questo inedito che Falsetti ha scritto apposta per la nostra rivista; è dedicato a tutti noi ed alla città che, forse, non conosciamo mai abbastanza, Bologna. Buona lettura e Buon Natale a tutti.

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BRUEGHEL A BOLOGNA

I capolavori ci guardano e ci parlano ……..

 

In un particolare tempo della nostra storia contemporanea, dove tutto viene giocato per far dimenticare e per cancellare ogni traccia della continuità dell’esistenza e della coscienza della vita, c’è chi si adopera perché tutto questo non accada e sia sempre viva la fiammella dei ricordi, degli affetti e delle memorie. Forse questo è compito antico dell’Arte, con l’A maiuscola. L’Arte è nata per comunicare non solo immagini, ma contenuti allusivi, simbologie, stati d’animo, emozioni, bellezza, segni visibili ed invisibili della realtà.

Una piccola “enciclopedia” di conoscenza, di storia, di memoria, un modo per fermare il “tempo”, per rivisitarlo, per sentirsi ancora partecipe o ricercatore di ciò che non è più presente nelle nostre attuali abitudini .

Ogni creatività si traduceva in immagini indimenticabili, in momenti di pura rappresentazione ed esaltazione del tempo vitae.

Il quadro narrante, il quadro che ci guarda perché ci invita al banchetto del dialogo, mettendo a confronto, anche con ironia e senso satirico, le nostre piccole quotidianità , i nostri piccoli incontri, il nostro modo di agire, seguendo un invisibile filo conduttore dal Rinascimento ad oggi.

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Tutto questo lo si può cogliere, con grandi emozioni,  visitando la straordinaria Mostra : “Brueghel. Capolavori dell’arte fiamminga”.

Dal 2 ottobre a Bologna è visitabile un’originale appuntamento con l’Arte universale ed immortale. I visitatori bolognesi  e non, ripercorrendo le Sale del Palazzo Albergati, Via Saragozza, 28, potranno ammirare degli autentici capolavori, opere magistrali della famiglia Brueghel e di altri illustri esponenti dell’arte fiamminga. Una significativa mostra che ripercorre 150 anni di storia pittorica e familiare delle Fiandre del XVI e XVII secolo.

Il corpus fondamentale è rappresentato dalle opere di Pieter Brueghel il Vecchio ( 1525-30 / 1569 ). “Erede dello spirito di Gerolamo Bosch, più ancora ne amplifica la tendenza novatrice. Attraverso la sua vasta produzione, variatissima e tutta disseminata di idee e di vive tonalità, il Brueghel è senza dubbio il prototipo dell’artista di quel Rinascimento fiammingo dalla visione ampiamente universale e sinteticamente unitaria al tempo stesso <…> Spirito di tutto curioso, egli attinge ai fatti del vivere quotidiano, illustra gli innumeri proverbi, bagagliaio intellettuale della gente di campagna; e nondimeno, più che a ritrar codeste scene truculente, egli mira a penetrare il complesso umano”. ( J. Lavalleye, 1939 )

 

“ I paesaggi cosmici rappresentano i vari periodi dell’anno nelle loro incidenze caratteristiche sulla vita dell’uomo e della natura e suscitano, al tempo stesso, un’impressione in armonia con l’essenza propria di ciascuna stagione: esiste una totale unità di forme, di colori e cose, in questi paesaggi. Ed è così che Brueghel raggiunge una completa, intensa percezione della natura e della sua vita […]”. ( J. Bialostocki, 1956 )

“ L’interpretazione di Brueghel, uomo e artista, presenta, dai suoi tempi a oggi, uno spettacolo stupefacente.  L’uomo è stato concepito quale contadino e cittadino, cattolico ortodosso e libertino, umanista, temperamento faceto e insieme filosofo pessimista; l’artista è apparso seguace di Bosch e continuatore della tradizione fiamminga, ultimo dei primitivi e manierista in connessione con l’arte italiana, illustratore, pittore di genere e paesaggista, realista e pittore che trasforma consciamente la realtà per adattarla al proprio ideale: se si elencano, appunto, alcuni dei giudizi espressi dai vari osservatori nel corso di quattrocento anni. […]”. ( F. Grossmann, 1955 )

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Ho preferito trascrivere alcuni significativi giudizi di illustri critici d’arte, per non “inventare” nulla. In queste poche righe è stata condensata la ricca personalità di Brueghel il Vecchio, che ha segnato non solo l’arte fiamminga , ma l’intero mondo dell’arte europeo ed occidentale.

Una nota importante che vorrei sottolineare : Brueghel nelle sue opere non dipinge un mondo irreale, un mondo come dovrebbe essere, ma un mondo così com’è. E’ il primo artista che anticipa, di gran lunga, l’avvento della “macchina fotografica”. Ama riprodurre la verità. La realtà senza pregiudizi o giudizi.

L’occhio dell’artista come  osservatore e non commentatore.

Una vera “rivoluzione”!

 

Un applauso ai curatori Sergio Gaddi  e Andrea Wandscheider ed  alla lodevole Arthemisia Group che ha prodotto ed organizzato l’evento con il patrocinio del Comune di Bologna.

La mostra si arricchisce di un prezioso catalogo e resterà visitabile fino al 28 febbraio 2016.

 

Franchino Falsetti

Diritti Riservati

Franchino Falsetti. Bologna, 2015 (ph- R. Cerè)

LE OPERE D’ARTE SONO INALIENABILI?

LEGGERE L’ARTE SENZA CONFINI. Istruzioni per l’uso: perché nulla si disperda!

Le opere d’arte sono inalienabili?  Possono essere considerate oggetto di merce, di vendita, di guadagno ?

Mi sono fatto queste domande dopo aver letto alcuni episodi di cronaca giornalistica che hanno caratterizzato la solita fiamma della curiosità che, rapidamente, si spegne nel giro di ventiquattro ore. Intendo riferirmi al questione della “mobilità” delle opere d’arte ed a quella della inalienabilità ( non vendita ) di capolavori che appartengono alla storia delle Gallerie o Musei che li detengono. Queste notizie sono state oggetto di qualche presa di posizione e qualche polemica che hanno, momentaneamente, richiamato ed evidenziato un problema che non può essere risolto per slogans o per riduttive opportunità.

Klimt - Giuditta II Salomé
Klimt – Giuditta II Salomé

L’ultimo “fuocherello” ha visto come protagonista il Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che agli inizi del mese di ottobre u.s. avrebbe espresso il desiderio , per far quadrare i conti della sua amministrazione pubblica, di vendere due opere conservate nei Musei civici della città: un Klimt ( “Giuditta” – stima 200 milioni di euro ) e uno Chagall (“ Il Rabbino” – stima 80 milioni di euro ).

Chagall - Il Rabbino
Chagall – Il Rabbino

La motivazione sarebbe che queste opere sono estranee ed “inutili” al tessuto culturale della città. Il ministro dei Beni Culturali Franceschini ha risposto di no. Il critico d’arte Sgarbi, in una intervista rilasciata all’Adnkronos, ha voluto esprimere, invece, un parere favorevole, dicendo tra l’altro che: – “ Nessuno va a Venezia per vedere Klimt. Brugnaro ha fatto benissimo, la sua idea è davvero interessante e molto logica”.

Non voglio andare oltre, anche perché dopo un giorno di “scintille”, nessuno ha più ripreso l’argomento, né ci sono state altre considerazioni o prese di posizione. Questo tema, comunque, è presente, come quello della “inamovibilità” delle opere d’arte. Cioè non si vogliono spostare i capolavori dell’arte collocati nelle varie Pinacoteche o Gallerie o Musei per essere esposti in prestigiosi eventi artistici e culturali di risonanza nazionale o internazionale. Può essere curioso riportare alcuni brevi estratti da un lungo articolo, che apparve, sul n.10 del 1909 della diffusissima rivista italiana “Touring”.

“Contro l’emigrazione delle opere d’Arte”. Con questo titolo, l’autore Italo Bernardi, partendo  da una  positiva valutazione sull’ ”Industria dei forestieri”, che […] chiama fra noi gli stranieri a spendere per ammirare le bellezze italiane”, […] “ sono principalmente i nostri tesori artistici che suscitano il desiderio di visitare la penisola dando, con le bellezze naturali, al turismo un contenuto altamente educatore. Noi quindi dobbiamo sentire il dovere di non lasciare disperdere questo nostro glorioso patrimonio artistico”. L’articolo, molto documentato, affronta una serie di considerazioni e valutazioni sui maggiori capolavori dell’arte italiana, sottolineando che questo patrimonio non è solo da considerare come richiamo  culturale al necessario “movimento” turistico per far amare e far conoscere i luoghi in cui queste opere sono conservate, ma per rendere queste immortali opere ( parliamo delle grandi e significative opere che hanno distinto le varie scuole dell’arte italiana ), come occasione per riconoscere nell’arte una particolare funzione educativa, che può facilitare e risvegliare una latente coscienza formativa, che può passare anche attraverso il contatto diretto, quasi fisico, con le bellezze artistiche. Questo riferimento che, indubbiamente, va contestualizzato nel periodo storico in cui veniva scritto e in  cui erano ancora molto sentiti

I richiami ad una concezione, quasi risorgimentale, del sapere e di un certo modo di identificare l’arte con la patria, l’ho trovato ancora di viva attualità. Oggi non prevalgono più sensi di “amor di Patria” od una certa difesa dei valori e della valorizzazione delle culture locali, ma prevale il moloch mercato, che agisce come “pensiero” e non come “strumento”.

L’arte non può essere oggetto di merce, anche se la panacea per risolvere tutti i mali che ci affliggono nella frenesia del vivere contemporaneo, sia lo slogan che bisogna investire economicamente e monetizzare qualunque cosa ci circonda ( compreso la creatività, l’educazione, la formazione, i luoghi di aggregazione e di partecipazione ).

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Madonna del Rosario
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I bronzi di Riace

E’ un problema aperto. E’ certo che l’Italia, paese dei mille campanili , non deve essere relegata nel superficiale e riduttivo giudizio di realtà provinciale, ma pensare questi “mille campanili” come realtà dinamica, come risorsa culturale, inamovibile per la sua ricchezza valoriale e progettuale.

Cerchiamo di evitare che la “infetta” cultura della globalizzazione, non renda l’arte, espressione per eccellenza di libertà di pensiero, alla stregua di un “BOT” o ad un pacchetto “azionario”, rendendo la “Bellezza” delle opere d’arte, inequivocabile identità nazionale, un algoritmo variabile dell’economia contabile che determina l’amministrazione e l’organizzazione dei grandi o piccoli eventi, ormai, incontrollabili, che coinvolgono la politica dell’arte in Italia.

Non trasformiamo l’arte in un immenso cartello pubblicitario dove l’antico ed il moderno non si rapportano per i valori ed i contesti che esprimono, ma per le obbligate scelte suggerite dalle locali convenienze economiche e dagli investimenti richiesti dal mercato internazionale.

 

Franchino Falsetti

Riproduzione Riservata

Franchino Falsetti. Bologna, 2015 (ph- R. Cerè)

LEGGERE L’ARTE SENZA CONFINI. Perchè nulla si disperda.

Istruzioni per l’uso: perché nulla si disperda!

A partire da questo nuovo anno di collaborazione con la redazione di Millecolline, in modo periodico, presenterò l’arte nei suoi possibili aspetti, curando, in modo particolare, i contenuti dell’espressione artistica anche nei vari contesti tecnologici e scientifici che condizionano, soprattutto, l’esperienza contemporanea e le sue nuove ricerche sperimentali e le , molto spesso, incomprensibili “provocazioni”.
Tutto questo senza aver la pretesa di definire l’arte, che è , comunque, una vera impresa,oggi, poiché l’aver teorizzato e praticato il nuovo dogma : uscire dagli schemi e dai metodi, ha generato forme aleatorie od indefinibili del processo artistico del tradizionale concetto di creatività e di inventività . C’è il rischio che l’opera d’arte contemporanea si giustifichi non per quello che esprime, per le sue implicazioni culturali, ma per quello che , come fatto extra-arte, lo condiziona e lo produce.
La società di oggi, nella sua “liquida” trasformazione, ha , inesorabilmente, contaminato ogni espressione e ogni comunicazione.
L’arte è lo specchio deformante di questa società, sempre più disumanizzata e sempre più destrutturata.
L’arte, in questo disarmante e precario contesto sociale, può ri-conquistarsi un suo ruolo, una sua autonomia, una sua funzione pedagogica, per es. quella di “aprire” gli occhi della mente.
“ La barbarie estetica realizza la minaccia che pesa sulle creazioni spirituali fin dal giorno in cui sono state raccolte e neutralizzate come cultura”. ( Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, Dialettica dell’Illuminismo, Torino, Einaudi,1976, )
E poiché è sempre importante ricordare che “per deliberare occorre conoscere”, l’arte oltre ad essere materialità, è, soprattutto, pensiero, un modo per pensare la realtà e la materialità. E , quindi, è opportuno leggere, studiare, riflettere sui “casi” dell’arte, sulle sue teorizzazioni, sulla sua storia, su i suoi modelli culturali ed interpretativi.
E questo sarà il mio programma per l’anno 2015-16, la mia identità come studioso, come docente, come critico dell’arte.
Ecco perché ho intitolato questo percorso di cultura e di educazione: “Leggere l’arte senza confini..…riflessioni, recensioni, bibliografie, ect.. ”.

Lo “scaffale “ dell’arte

1. Jean Baudrillard, La sparizione dell’arte, a cura di Elio Grazioli, Milano, Abscondita, 2012
E’ uno stimolante volumetto, dove sono state raccolte due conferenze tenute negli Stati Uniti nel 1987 da Baudrillard, importante studioso, intellettuale, critico d’arte e saggista francese.
Il modo migliore per capire di cosa parlino questi duestimolanti “manifesti” dell’arte, preferisco trascrivere alcune righe scritte dallo stesso autore.
“Quando si parla dell’arte, è perché non esiste già più. Certo, non nei fatti – la vediamo proliferare ovunque, e il discorso sull’arte ancora più velocemente -, ma nel suo genio, nella sua avventura, nella sua potenza di illusione, nella sua capacità di negare il reale e di opporre al reale un’altra scena in cui le cose obbediscano a una regola del gioco superiore, una figura trascendente in cui gli esseri, a immagine delle linee, dei colori su una tela, possano perdere il loro senso, eccedere la propria fine e, in uno slancio di seduzione, raggiungere la loro forma ideale, fosse pure quella della loro distruzione”.

2. Lev N. Tolstoj. Che cosa è l’arte?, a cura di Filippo Frassati, Milano, Universale Economica Feltrinelli, 1978
Il grande scrittore russo sensibile non solo non solo alla scrittura narrativa ma ad ogni segno estetico di ricerca comunicativa e creativa. I suoi interessi erano, principalmente, rivolti alla dimensione estetico- artistica. “L’arte, la poesia? Per molto tempo, sotto l’influsso del successo, della lode della gente,, io m’ero persuaso che questa era l’attività che dovevo svolgere, senza considerare che poi sopraggiunge la morte che annienta tutto : le mie opere e il ricordo di esse”. In questo piacevole libretto, Tolstoj vuole indagare l’animo umano, per scoprire le motivazioni di questa antica pratica, antico linguaggio dell’arte.
Prima di arrivare a dare una sua definizione dell’arte, c’è un capitolo dedicato alle varie teorie dell’arte sia come attività, che come manifestazione dell’uomo.
Il senso di religiosità o di coscienza religiosa che Tolstoj affida all’arte, lo porta a sostenere una sua definizione, su cui si dilungherà nella sua lunga ed articolata trattazione.
“ L’arte comincia quando l’uomo, nell’intento di trasmettere ad altri una sensazione da lui provata, la risuscita in sé e la esprime con certi segni esteriori”.

3. Francesco Bonami, Lo potevo fare anch’io! Perché l’arte contemporanea è davvero arte, Milano, Mondadori, 2009
Un testo piacevole scritto con una certa (auto) ironia da un eccellente protagonista della critica d’arte italiana. Il titolo è già un invito alla lettura con forti curiosità, perché , come ci ricorda lo stesso autore: “L’arte è come il cibo, nessuno dice ‘non me ne intendo’ quando va al ristorante. E’ il cibo dell’anima e della mente: dopotutto si mangia anche per piacere, non solo per sopravvivere. Gusterete l’arte come mangiare la pasta, senza pensarci tanto, criticando quella scotta e apprezzando quella al dente”. Il libro è costruito in modo libero, senza cronologie di rigore. Si procede per capitoli dedicati a differenti artisti, proprio come si fa con un buon menu assortito : non è richiesta nessuna competenza ma un buon palato. Gli artisti, per ricordarne qualcuno, vanno da Arnaldo Pomodoro a Lucio Fontana, da Warhol a Cattelan.

Segnalazioni bibliografiche

– Francesco Bonami, Mamma voglio fare l’artista! Istruzioni per evitare delusioni, Milano, Electa, 2013
[ si rivolge ai bambini di 9 anni e genitori intelligenti ]
– Flavio Caroli, Arte d’Oriente arte d’Occidente, Milano, Electa, 2012
[ Una descrizione accurata di mappa delle culture del mondo per comprendere i principi che ne hanno determinato le differenze e che poi hanno raggiunto forme di incontro e di intreccio fra loro. ]
4. Gabriel M. Roig, Arte per bambini, Trieste, Editoriale Scienza, 2012
(Un libro scritto ed illustrato per avvicinare i bambini all’arte mediante “l’osservazione, il gioco, l’ingegno e la sorpresa”).

Franchino Falsetti

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