Valsamoggia come tavolozza

Parliamo di alcune delle foto di Roberto Cerè che raccontano la Valsamoggia

Dopo la pubblicazione di alcune foto ho avuto la richiesta di poterne vedere altre. Eccole.

 

Pubblicato il 18/12/2017

Capisco che sia un po’ difficile parlare di se stessi e su come si intende un progetto, ma forse neanche no.

Ci sono cose che, dopo qualche tempo, raggiungono il colmo del vaso in cui le deponi; in uno di quei momenti mi sono chiesto come si possa raccontare il territorio in cui vivi, e che hai fotografato ormai da 38 anni. La risposta è tardata ad arrivare ma uscire dagli schemi paesaggistici legati alle vecchie enciclopedie stampate su carta, sempre dietro all’angolo, non è facile. Allora ho ripreso a leggere. Ho ripreso a leggere, ma non i testi di fotografia, spesso tendenti ad un pragmatismo che predilige la scienza e la tecnica della specializzazione, ma i vecchi libri di casa mia: Asimov, Pratolini, Seneca, Krishnamurti, Pavese, Pasolini, Calvino e così via; quelli che prediligono la filosofia e l’intelligenza dell’insieme.

Così, ho iniziato a vedere la Valsamoggia come fosse una tavolozza e, ricordando i tanti discorsi fatti a quattr’occhi, con gli artisti locali come Bruno Pinto, Teresio Testa, Giovanni Neri, Stefano Pasquini, Francesco Finotti, ed altri, ho iniziato a non pensare. Le foto che vedete in questa piccola galleria sono state eseguite senza pensare troppo e vedendo il più possibile.

 

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